Lumina n. 26

30 Mar 2025

Come sarebbe smettere di misurarci con gli altri e iniziare a bastarci?

Sei quella persona che, durante una riunione, ha già la soluzione chiara mentre gli altri stanno ancora inquadrando il problema, ma fai fatica a esporla. Perché se il pensiero arborescente è il tuo asso nella manica, può anche rendere difficile farti comprendere dagli altri. E quando ci aggiungi un’ipersensibilità che complica i rapporti, il rischio di sentirsi fuori sincrono per paura di essere fraintesi diventa ancora più grande.

In un ambiente come quello aziendale che premia la chiarezza, l’omologazione e i processi lineari, come si fa allora a far emergere il proprio valore senza snaturarsi?

🎙Non sei fuori sincrono, sei una voce fuori dal coro

Essere gifted sul lavoro è un’arma a doppio taglio. Da un lato, la tua capacità di analisi è fulminea, individui soluzioni non convenzionali, hai intuizioni originali, performi benissimo sotto pressione. Dall’altro, il tuo ritmo irregolare – tra picchi di iperfocus e momenti di procrastinazione – può creare frustrazione in te e in chi ti circonda. Quello stesso pensiero arborescente che ti permette di vedere connessioni invisibili agli altri, a volte li mette in difficoltà: non riescono a seguirti, tu ti senti fuori sincrono, e col tempo finisci per mettere in discussione il tuo valore.

Il rischio è rimanere un passo indietro. Non perché tu non abbia competenze, ma perché l’ambiente aziendale spesso premia la costanza, la prevedibilità e la semplificazione.
Ti viene chiesto di adattarti a processi lineari che ti stanno stretti e questo può spingerti a minimizzare le tue capacità, a temere il giudizio, a convincerti che sia meglio abbassare la testa piuttosto che spiegare (ancora una volta) perché la tua soluzione funziona.

Non sei tu ad essere sbagliato. E nemmeno gli altri. È solo una questione di linguaggi ed equilibri. Capire come valorizzarti è la chiave per far emergere il tuo potenziale anche in un contesto strutturato.

👩‍💻 L’azienda è a misura di gifted?

Rispondo subito: no. Ma l’azienda di per sé non è a misura di nessuno, se non di se stessa. Nella maggior parte dei casi sono i dipendenti a adattarsi, non il contrario.
In questo contesto così particolare per dinamiche e rapporti, molti aspetti di noi gifted possono amplificarsi. Sai quante volte ho avuto paura di essere percepita come arrogante o presuntuosa per aver provato a proporre un’idea non convenzionale? Noi gifted pensiamo in modo molto creativo, ma ancora oggi in molte aziende – nipoti dell’era catena di montaggio – il “si fa come si è sempre fatto” rischia di generare una sensazione di isolamento e portarci a preferire il silenzio (te ne parlo meglio nelle mie riflessioni finali).

🤝 Intelligenza emotiva e assertività e coraggio: grandi alleati! 

L’intelligenza emotiva non riguarda solo la capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni, ma anche quella di leggere e rispondere alle emozioni degli altri. Questo significa saper interpretare le dinamiche interpersonali, riconoscere i segnali non verbali e capire quando è il momento giusto per intervenire. Ma la vera sfida risiede nel trovare un equilibrio tra l’autocontrollo e l’espressione autentica di sé.

Un aspetto cruciale di questo processo è l‘assertività, la capacità di esprimere il proprio punto di vista, i propri bisogni e le proprie idee in modo chiaro e rispettoso, senza rinunciare né alla propria integrità né al rispetto per gli altri. L’assertività non significa essere prepotenti, ma comunicare in modo diretto, mantenendo l’empatia.
Per noi gifted, spesso abituati ad affastellare pensieri rapidamente, imparare a rallentare e scegliere il momento giusto per esprimere le proprie idee può fare una grande differenza. Esprimersi con assertività significa evitare di trattenere il proprio valore per paura del giudizio, ma anche evitare di sommergere gli altri con troppe informazioni non richieste.
Si tratta di imparare a “leggere” la stanza, adattare il proprio approccio a seconda delle persone con cui si interagisce e trovare il giusto equilibrio tra autorevolezza e ascolto. L’assertività aiuta a farsi rispettare, mentre il coraggio permette di continuare a crescere anche di fronte alle sfide più ardue.

Davide, il problem solver incompreso

Davide lavora in una grande azienda di consulenza. Ha 38 anni, una valutazione fatta l’ultimo anno di liceo e una naturale inclinazione a risolvere problemi prima ancora che vengano formalizzati. “Vedo la soluzione quasi immediatamente,” mi ha detto quando ci siamo sentiti la prima volta, “ma ogni volta che la espongo, sembra che gli altri non capiscano o la ignorino. Poi, mesi dopo, arriva qualcuno che propone la mia stessa idea e, magicamente, diventa un’ottima intuizione.”

Non era un problema di competenze. Davide era brillante, creativo, efficiente. Il punto era la comunicazione e la percezione che gli altri avevano di lui. Percepirsi come quello sempre fuori sincrono lo aveva portato a due strategie disfunzionali: o parlava troppo e troppo presto, risultando poco efficace, oppure taceva, convincendosi che fosse inutile provare a spiegarsi.

Abbiamo analizzato il suo stile di comunicazione e il modo in cui gli altri lo percepivano. Una delle prime cose che ha scoperto è stata l’importanza del timing: non bastava avere l’idea giusta, serviva anche il momento giusto per condividerla. Abbiamo lavorato su questo aspetto usando strategie pratiche.

Rallentare il ritmo: invece di lanciare subito la soluzione, Davide ha imparato a porre domande strategiche per guidare gli altri verso la sua intuizione. Questo ha creato maggiore coinvolgimento e ha evitato il rischio di essere visto come quello che vuole sempre avere ragione.

Tecniche di storytelling: spesso chi è gifted spiega in modo troppo dettagliato, perdendo l’attenzione di chi ascolta (la sintesi, questa sconosciuta!). Abbiamo lavorato sulla costruzione di un messaggio chiaro e incisivo, strutturato in tre passaggi: il problema, l’alternativa inefficace e la sua soluzione con un beneficio concreto per tutti.

Creare alleanze: anziché sentirsi isolato o ritirarsi in un angolo, Davide ha iniziato a costruire relazioni strategiche con colleghi e manager aperti a nuove idee. Ha capito che, per far passare un messaggio, a volte serve che venga veicolato e amplificato anche dagli sponsor giusti.

Dopo qualche mese dalla fine del nostro percorso, Davide mi ha scritto dicendomi che, per la prima volta, un suo progetto era stato approvato senza resistenze. “Non solo hanno accettato la mia proposta,” mi ha detto, “ma mi hanno chiesto di presentarla ai vertici.” Il cambiamento non ha avuto a che fare con la sua intelligenza o le sue idee, ma nel modo in cui ha iniziato a portarle nel mondo.

E tu? Hai mai vissuto questa difficoltà? Come fai a far passare il tuo messaggio senza rinunciare alla tua identità? Lascia un commento se ti va!

COSE SU CUI MI HANNO FATTO RIFLETTERE QUESTA SETTIMANA

Qualche giorno fa ho avuto una conversazione con un adulto gifted che mi ha fatto riflettere su un aspetto spesso trascurato: la vera difficoltà non è tanto riconoscere il proprio talento, quanto concedersi il permesso di usarlo pienamente.

Molti gifted adulti sanno di avere capacità fuori dal comune: pensano velocemente, collegano concetti con agilità, vedono soluzioni dove altri vedono solo problemi, appunto. Eppure, invece di vivere queste caratteristiche come una risorsa, spesso le tengono a freno. Non perché non ne vedano il valore, ma perché temono l’impatto sugli altri. La paura di essere percepiti come ‘troppo’ – troppo intensi, troppo veloci, troppo complessi – diventa un freno invisibile ma potentissimo.

Mi ha colpito il modo in cui questa persona raccontava il proprio vissuto: il bisogno di sminuirsi per non mettere a disagio chi le stava intorno, il trattenersi dal fare domande troppo articolate per evitare silenzi imbarazzati, il fingere di non vedere una soluzione immediata per non apparire arrogante. Una sorta di autodisciplina al ribasso, più per proteggere gli altri che per reale necessità.

Continuando a riflettere, mi sono chiesta: quante volte anche io ho smorzato un’intuizione, rallentato un ragionamento, ridimensionato un’idea per non risultare ‘troppo’? E quanto costa, a lungo andare, questo continuo regolarsi?

Forse il punto non è solo trovare ambienti che accolgano la nostra intensità, ma anche avere il coraggio di abitarla senza compromessi. Forse, potremmo iniziare dal chiederci come sarebbe smettere di misurarci con gli altri e iniziare a bastarci per davvero.

Lumina è la newsletter in cui ti racconto il mondo gifted dal punto di vista di chi gifted lo è e ha fatto della sua neurodivergenza uno strumento per aiutare altri gifted. Troverai storie ed esperienze, mie e delle persone che si affidano a me. Idee, suggerimenti, qualche strategia e molti fallimenti. Sentiti a casa, mettiti comodo e comoda, vuoi un caffè? Buona lettura!

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