Di doppia eccezionalità e decluttering
Quante volte hai pensato: “Se solo riuscissi a sfruttare tutto questo potenziale…”. Quando in una persona è presente sia ADHD che plusdotazione si parla di “doppia eccezionalità” e se vivi in questo doppio funzionamento, la tua mente può sembrarti una macchina velocissima, ma che – quando meno te lo aspetti – ti costringe a tirare il freno a mano. Inchiodando in mezzo ad un’autostrada. Senza corsia di emergenza. Simpatica eh?!
Da un lato, il tuo alto potenziale ti permette di brillare in certe aree, ma dall’altro, l’ADHD può rendere complicata la gestione dell’attenzione, dell’organizzazione e delle emozioni. Un mix potente, ma anche impegnativo. E allora sorgono domande: come affrontare la paura di sbagliare quando la mente viaggia più veloce della realtà? E come gestire il paradosso di avere risposte lampo in un mondo che sembra andare a rallentatore?

🏄♂️ Doppiamente eccezionali: surfare tra intelligenza, creatività e caos
La combinazione di straordinaria creatività ed energia caotica rende talvolta difficile tradurre le idee in azioni concrete. Le difficoltà di concentrazione, la bassa tolleranza alla frustrazione e la marcata impulsività fanno sì che molte volte, anche se capisci esattamente cosa dovresti fare, l’esecuzione diventa complicata. Ogni volta che cerchi di rispondere a una domanda, finisci in un labirinto di pensieri, dove ogni nuova idea può distrarti e inceppare il processo. E poi c’è l’ipersensibilità, che amplifica tutto: la paura di sbagliare fa la voce grossa, perché ogni errore sembra una disfatta. E poi, sottile ma non meno invadente, c’è sempre quella sensazione di stare in un mondo che non ti capisce mai davvero. O perlomeno, quanto servirebbe a te.
Ma fermati un attimo. Guardati con lucidità: tu non sei i tuoi errori. E, ti dirò, non sei nemmeno le tue intuizioni perfette. Sei il modo in cui navighi nel caos, il modo in cui riesci a prendere l’onda giusta e trasformarla in qualcosa di unico e non convenzionale. Qualcosa di bellissimo, a volte. Altre volte qualcosa di imperfetto. La cosa più importante è non smettere di cercare di prendere quell’onda e provare a godersi la surfata.

🧠 Convivere con il sovraccarico mentale
Si potrebbe riassumere gran parte dell’esperienza della doppia eccezionalità in due parole: sovraccarico mentale. La mente gifted, con la sua rapidità di intuizione, e l’iperattività dell’ADHD creano un flusso ininterrotto di pensieri, che facilmente si trasforma in un vortice ingestibile. Ogni nuovo stimolo si accumula sul precedente, rendendo difficile filtrare, organizzare e dare priorità alle idee. Il risultato è una sensazione costante di overload che amplifica la paura di sbagliare: ogni decisione diventa un terreno minato, e il timore di commettere un errore scatena il caos, alimentando quella tentazione irresistibile di procrastinare.
Ti ritrovi a riflettere troppo su ogni dettaglio o, al contrario, a lanciarti senza freni, per poi non riuscire a gestire ciò che ne consegue. Ma il problema non è l’errore in sé. Il vero nodo è quel momento in cui sbagli e senti che, in qualche modo, stai confermando la tua inadeguatezza e temi di deludere le aspettative – le tue, quelle degli altri, quelle di un mondo che sembra sempre chiederti di funzionare in un altro modo.

✍️ Strategie quotidiane per allenare il coraggio
Affrontare la doppia eccezionalità richiede un approccio personalizzato. Non si tratta di eliminare le difficoltà, ma di imparare a convivere con esse, riconoscendo che ogni momento di incertezza è anche un’occasione per affinare le proprie strategie. Investire tempo nel capire le dinamiche della propria mente e cercare supporto, sia da professionisti specializzati che da comunità che condividono esperienze simili, può fare una grande differenza. Intanto ti condivido qualche piccolo suggerimento per provare ad affrontare la tua quotidianità in modo diverso.
🔹 Dai un nome al sovraccarico. Quando senti che il cervello sta accelerando troppo, fermati e prova a “etichettare” quello che sta succedendo. È ansia? Paura di deludere? Troppi stimoli insieme? Dare un nome alle sensazioni aiuta a ridimensionarle.
🔹 Riconosci il tuo superpotere. Sì, restare concentrato sempre e comunque non è il tuo forte. Ma quando qualcosa ti appassiona, il tuo iperfocus è fuori scala. È quella spinta che ti permette di immergerti completamente e ottenere risultati incredibili. E questo conta.
Nei momenti in cui tutto sembra più difficile, ricordalo: se il sistema – scolastico, medico, lavorativo – fatica a comprendere le tue specificità, non lasciare che questo eroda la tua autostima. Come dico sempre: umile sì, modesto mai.
Perché? Perché l’umiltà ci apre alla crescita, ma la modestia – quella che ci imponiamo per evitare giudizi e invidie – spesso finisce per sminuire i nostri risultati. E tu sai quanto impegno ci metti per far succedere le cose. Riconoscitelo.
🔹 Crea un sistema su misura per te.
Non esiste una strategia universale che funzioni per tutti, ma una cosa è certa: più automatizzi, meno fatichi. Routine frequenti e suddivise rendono l’esecuzione dei compiti più fluida, riducendo il carico mentale e migliorando la produttività. Non si tratta di rigidità, ma di creare un sistema che lavori per te, non contro di te.
Usa promemoria, calendari, timer, app o anche semplici post-it: qualsiasi strumento che possa darti un segnale esterno e alleggerire il peso della memoria. E non scoraggiarti se all’inizio ti sembra faticoso: le abitudini richiedono tempo per formarsi, ma una volta integrate ti daranno sicurezza, autostima e una base solida su cui appoggiarti nei momenti difficili.
🔹 Trasforma il timore dell’errore in un esperimento.
Se ogni scelta diventa un test da superare, la paura del fallimento può bloccarti. Ma se la guardi come un esperimento? Gli scienziati non falliscono, raccolgono dati. E tu puoi fare lo stesso. Ogni tentativo è un’occasione per capire cosa funziona e cosa no, senza giudizio, senza etichette. Così ti alleni a spostare il focus dal risultato al processo, e passo dopo passo, cresci senza quella costante ansia da prestazione.
🔹 Crea ancore per il presente.
Quando la mente va troppo veloce, il corpo può essere il tuo miglior alleato per riportarti al “qui e ora”. Trovare delle ancore sensoriali – un oggetto da tenere tra le mani, una melodia in sottofondo, un respiro consapevole – può aiutarti a radicarti nel momento presente. Non servono tecniche complesse: basta un gesto semplice, ripetuto con intenzione, per rientrare in contatto con te stesso e con quello che stai facendo.
Ricorda: non c’è niente di sbagliato in te solo perché pensi in modo diverso. Non sei “rotto” perché fatichi a rallentare. Sei una mente fuori dal comune che sta semplicemente cercando il proprio ritmo. E fidati, lo troverai.

COSE CHE MI HANNO RIMESSO NEL GIOCO
Ho passato due giorni a leggere due libri. Entrambi scritti da due imprenditori, entrambi giovani. Non so più da quanto tempo non lo facevo. Di fermarmi e semplicemente leggere. Leggere per il piacere di ascoltare storie, per trarre ispirazione, ma anche per diradare la confusione che in questi giorni sento nella testa. Persistente, al punto da demotivarmi rispetto ad alcune delle infinite cose che devo portare a termine.
Se c’è una cosa però che ho imparato in questi anni è che quando non ce n’è, è inutile insistere. Anche se mi sale su quel “hai finito di perdere tempo?!”, mi fermo e sto in quello che sento nutriente per me. Come quando vado in palestra a metà mattina: la vera sfida non è andare, ma liberarmi dal pensiero di star facendo qualcosa di sbagliato come se rubassi qualcosa. Buffo come non lo pensi più mentre sono lì o quando torno, vero?!
Mi ha ricordato l’azione di fare decluttering in casa, quel trovare spazio riorganizzando le cose tra quelle da tenere davvero e quelle da destinare ad altro e ad altri. Fare spazio fisico e metaforico. E in cambio ottenere tempo. Perché imparare è tempo per te. Essere ispirato è tempo per te. Il vuoto che crei, dentro e fuori, è tempo per te. Le domande che ti nascono quando ti fermi è tempo per te. E per tutto quello che desideri realizzare.
Le azioni sono energia. Come le parole, gli oggetti, il lavoro che fai e le relazioni che abitano la tua vita. Se qualcosa non ti restituisce l’energia che ti serve, per qualità e intensità, allora forse è arrivato il momento di rivederne il senso.
Guardati intorno: di cosa è fatta l’energia di cui ti circondi?
(N.d.A.: ringrazio Federica Ometti e Lorenzo Ferrari per avermi coinvolta, ispirata e fatta sentire scomoda in questa fase della mia vita. Ad maiora!)

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